LIBERA — ASSOCIAZIONI, NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE
Roma, Italia
TRASFORMARE I BENI CONFISCATI ALLA MAFIA IN UN SOSTENTAMENTO
Alcune organizzazioni resistono alla mafia rifiutandosi di guardare altrove. Libera ha scelto di riprendersi i propri beni — letteralmente.
Fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, sacerdote impegnato per la giustizia sociale, Libera riunisce oltre 1.600 tra associazioni, cooperative e scuole. È una vasta rete civile che promuove la legalità e agisce contro la criminalità organizzata. Uno dei suoi risultati più noti è una legge grazie alla quale terreni un tempo appartenuti a boss mafiosi sono oggi coltivati da persone che vendono vino, pasta e olio d’oliva con il proprio nome.
DA DOVE VIENE LIBERA
Libera nasce come risposta popolare a una serie di stragi compiute da Cosa Nostra negli anni precedenti. Questo impegno si innesta direttamente sull’eredità del politico Pio La Torre. Nel 1982, La Torre si battè per una legge pionieristica, approvata pochi mesi dopo il suo assassinio. Quella legge rese reato l’appartenenza a un’associazione mafiosa. Rese inoltre possibile sequestrare e confiscare i beni legati alla mafia.
Nel 1996, Libera fece un passo ulteriore. Raccolse oltre un milione di firme in una petizione che portò a un’altra legge, questa volta destinata a garantire che i beni confiscati alla mafia fossero messi al servizio della comunità — un’idea spesso difficile da attuare, ma un enorme passo avanti.
COSA DISTINGUE LIBERA
Molte organizzazioni denunciano la criminalità organizzata e promuovono la legalità, il che è già importante. Diverse realtà aderenti a Libera trasformano quella denuncia in una vera filiera produttiva — vino, pasta, olio d’oliva, coltivati su terre un tempo controllate dalla mafia, venduti con il marchio Libera Terra.
Libera è nota anche per il suo lavoro di sensibilizzazione, in particolare ogni 21 marzo, quando si tiene in tutta Italia la Giornata della Memoria e dell’Impegno, un momento pubblico dedicato al ricordo delle vittime innocenti della mafia.
SOTTO PRESSIONE
Coltivare terre confiscate non è un gesto simbolico, e la mafia lo sa bene. Le cooperative Libera Terra subiscono ripetuti atti di incendio doloso e vandalismo.
A Lentini, in Sicilia, un incendio ha distrutto oltre venti ettari di grano biologico coltivato dalla Cooperativa Beppe Montana. Nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria, la cooperativa Valle del Marro ha subito cinque atti intimidatori in meno di due mesi — furti, sabotaggi all’irrigazione, incendi che hanno distrutto i raccolti.
A CHE PUNTO SIAMO
Le cooperative Libera Terra continuano a coltivare, ricostruendo ciò che viene bruciato o rubato. I prodotti continuano ad arrivare sugli scaffali dei supermercati con il proprio nome.
Non c’è una vittoria da dichiarare. Ma dopo tre decenni, con una legge ancora in vigore e cooperative che coltivano ancora ciò che un tempo apparteneva a famiglie mafiose, il modello ha resistito a molto scetticismo.
PERCHÉ QUESTA ORGANIZZAZIONE È QUI
Libera è probabilmente il nome che la maggior parte degli italiani già conosce. Uno dei suoi contributi più importanti è certamente quello di denunciare apertamente la mafia, e anche di avere il coraggio di apporre l’etichetta Libera Terra su prodotti come bottiglie di vino e olio d’oliva.
SOURCES
libera.it — Official website
Libera Terra — Cooperative network
La Via Libera — Coverage of arson attacks on confiscated land
SiracusaNews / SiracusaOggi — Lentini fire coverage
StrettoWeb — Oppido/Valle del Marro coverage
