Felicia Impastato

FELICIA IMPASTATO

Cinisi, Sicilia

Foto: Wikimedia Commons, CC0

SI È OPPOSTA - PERCHÉ SUO FIGLIO NON FOSSE DIMENTICATO

La storia di Felicia è una di quelle che ti restano dentro.

Suo marito era un amico della mafia. Suo figlio morì combattendola. E per 22 anni – tra l’isolamento, il dolore e un sistema giudiziario che più volte guardò altrove – lei si rifiutò di lasciare che quella morte diventasse solo un altro silenzio.

Ciò che mi ha colpito non è stato solo il suo coraggio. È stata la sua determinazione. Nulla poteva fermarla. Nulla.

Nella Sicilia di quell’epoca, l’omertà non era solo un codice. Era l’aria che si respirava. Parlare – soprattutto per una donna, soprattutto contro le persone che tuo marito chiamava amici – era quasi impensabile.

Lei lo fece comunque. Perché la memoria di suo figlio era diventata la cosa più importante della sua vita. E perché l’amore, quando è così feroce e così limpido, è una delle forze più potenti che esistano.

Felicia Bartolotta nacque nel 1916 a Cinisi, un piccolo paese a ovest di Palermo, in una famiglia modesta ma onesta. Nel 1947 sposò Luigi Impastato, un uomo legato alla mafia locale – un mondo di cui aveva sempre diffidato e a cui resisteva in silenzio.

Suo figlio Giuseppe, detto Peppino, nacque nel 1948. Crebbe osservando il mondo di suo padre con crescente ripugnanza. Da giovane ruppe completamente con il padre e si gettò nell’attivismo politico di sinistra e nella radio comunitaria. Attraverso Radio Aut, derideva e denunciava apertamente il boss mafioso locale, Gaetano Badalamenti – per nome, in onda, in un paese dove tutti sapevano chi fosse Badalamenti e di cosa fosse capace.

La mattina del 9 maggio 1978, il corpo di Peppino fu trovato su un binario ferroviario, dilaniato dalla dinamite. Aveva 30 anni.

La polizia e la stampa parlarono inizialmente di suicidio – o di un attentato fallito organizzato da Peppino stesso. Felicia sapeva che non era così. E lo disse.

UNA SCELTA CON CONSEGUENZE

Nei giorni successivi all’omicidio di Peppino, Felicia prese una decisione che avrebbe segnato il resto della sua vita: avrebbe cercato giustizia attraverso i tribunali, pubblicamente, nonostante le pressioni dei parenti del marito che la spingevano a tacere.

Aprì anche la sua casa. Chiunque volesse conoscere la verità su suo figlio era il benvenuto.

Non fu un cammino facile. Per anni, solo una manciata di persone le rimase accanto. Le indagini si arenarono, furono chiuse, riaperte. Il marito di Felicia morì. Badalamenti restava libero.

Lei andò avanti.

Negli anni ’90, un ex membro della mafia di Cinisi divenne collaboratore di giustizia e indicò Badalamenti come il mandante dell’omicidio di Peppino. Le indagini furono formalmente riaperte nel 1996. Nel 1997 fu emesso un mandato d’arresto.

Il processo si tenne 22 anni dopo l’omicidio.

Felicia era presente. Quando arrivò il momento, indicò Badalamenti dall’altra parte dell’aula e lo accusò direttamente. Fu condannato. Così come il suo complice.

Quando la Commissione parlamentare Antimafia italiana consegnò una relazione che confermava come gli inquirenti avessero sviato l’indagine originaria, Felicia rispose con quattro parole: “Avete resuscitato mio figlio.”

CIÒ CHE HA LASCIATO

Felicia Impastato morì il 7 dicembre 2004, nella sua casa di Cinisi, all’età di 88 anni.

L’anno seguente, la sua casa – situata a cento passi dall’abitazione della famiglia Badalamenti – divenne la Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, aperta al pubblico e in particolare ai giovani, che aveva sempre accolto con calore.

A quei giovani visitatori diceva sempre la stessa cosa: “Continuate a tenere la testa alta. Tenete la schiena dritta.”

Nel 2016 fu onorata tra i Giusti al Giardino dei Giusti di Milano – un riconoscimento dato a chi ha scelto il coraggio invece dell’acquiescenza, a costo personale, senza garanzia di risultato.

La sua storia è stata raccontata nel film del 2000 I cento passi e in una fiction televisiva RAI del 2016 in cui è stata interpretata dall’attrice Lunetta Savino.

PERCHÉ QUESTO RITRATTO È QUI

Felicia Impastato non era un’attivista per formazione o vocazione. Era una madre, una casalinga, una donna nata in una Sicilia dove il silenzio era legge – soprattutto per le donne.

Lei infranse quella legge. Non con le armi o i titoli dei giornali, ma con la perseveranza, una porta aperta e il rifiuto di lasciare che una menzogna comoda prendesse il posto della verità.

C’è una parola in italiano: bellezza. Non quella decorativa. Quella che ci chiede qualcosa.

Felicia la possedeva.

È di questo che parla Omertà Overcomers.

FONTI

Gariwo Foundation — Felicia Bartolotta Impastato — en.gariwo.net

Wikipedia IT — Felicia Impastato

Visit Sicily — Memory House Peppino Impastato — visitsicily.info

nonsprecare.it — Felicia Impastato, Mothers Against the Mafia — March 2026

Wikipedia EN — Giuseppe Impastato